In questi anni ai movimenti di Destra è stato assegnato un tema speciale  che prefigura la lotta tra il pensiero identitario (o sovranista) contro il pensiero unico (sinistra ideologica e destra economica).

Dico speciale, perché è una battaglia tra giganti in corso, ma di gigante ce ne è attualmente uno solo e c’è una radicale asimmetria tra i due modelli di pensiero.

Per cominciare, il “pensiero unico” è una dicitura che viene usata con significati diversi e addirittura opposti, ma che risulta viziata alle origini, perchè presuppone l’esistenza di un pensiero, di una filosofia.

In realtà quel che chiamiamo “pensiero unico” ha il tratto dell’uniformità verso le differenze ma non quello del pensiero.

Anzi uno dei tratti salienti di questo rullo compressore è che disprezza il pensiero, lo ritiene irrilevante, inutile e ozioso.

Proporrei di chiamarlo Potere che uniforma.

Quali sono gli elementi che lo compongono? Ne sottolineo quattro :

  1. Il primo elemento è “economico-finanziario” è il liberismo dogmatico, il dominio indiscusso del capitalismo finanziario internazionale e dei suoi agenti, il primato del profitto e il mercantilismo come orizzonte globale.
  2. Il secondo elemento è il dominio della tecnocrazia e dello scientismo, ovvero la tecnodipendenza dei soggetti e la riduzione dell’umano a nativo digitale o adottivo digitale.
  3. Il terzo elemento è la bioetica, vale a dire la riduzione della natura, della cultura e del costume al primato assoluto della soggettività, dei suoi diritti e delle sue mutazioni.
  4. Il quarto e ultimo elemento è l’apertura incondizionata ai migranti, l’accoglienza e la cancellazione di ogni confine e di ogni distinzione.

Come si può notare si tratta di elementi compositi, i primi due provengono dalla storia del capitalismo e del progresso tecnologico, dove il liberismo si fa dirigista come accade o accadeva nelle economie del comunismo, detta leggi, parametri e obblighi e riduce il cittadino a debitore.

Il mercato è libero in maniera relativa, deve sottostare ad alcuni percorsi obbligati e ad alcune dipendenze, come quelle indotte dal “debito sovrano”, che è l’unica sovranità riconosciuta dal sistema in questione.

Gli altri due elementi provengono da un’altra storia ideologica quella del radical-progressismo, a cui si aggiunge per l’accoglienza dei migranti l’apporto del cattolicesimo post-conciliare progressista e modernista.

Per usare le vecchie categorie possiamo dire che il “pensiero unico” è la confluenza della destra economica e tecnocratica e della sinistra ideologica e moralistica.

Il punto di raccordo è un poligono fondato sull’individualismo cosmopolitico ovvero l’internazionalismo e il soggettivismo ed ha come lati e corollari lo sdradicamento, lo snaturamento la desacralizzazione, quello che Nietzsche definiva il nichilismo della società moderna.

La sinistra ideologica e marxista rinuncia alla rivoluzione sociale ed economica, alla lotta di classe e al primato operaio, per esercitare il suo ruolo nella sfera dei costumi, dell’etica e del sesso.

La destra economica lascia che il liberalesimo si sposi alla liberazione dalla natura e dai ruoli sessuali, dalle “identità costrette”.

 Insieme (sinistra ideologica e destra economica) concorrono a demolire gli argini che la realtà, la natura e la tradizione vi oppone : la comunità, la famiglia, la patria, il senso sacrale e spirituale.

Il Potere che uniforma si avvale di un linguaggio della correttezza (politically correct) che in realtà non è solamente politico ma essenzialmente etico, sociale ed esistenziale.

Questo lessico dell’ipocrisia punisce come reati parole e opinioni che contravvengono al canone ideologico e moralistico vigente.

Sostituisce la tolleranza repressiva che si condannava con Marcuse nel ’68 con l’intolleranza permissiva, nel senso che tutto è permesso nella società della liberazione, ma per chi è fuori dalla correctness c’è intolleranza e perfino incriminazione.

Oggi contro questa filosofia sta nascendo una rivolta dalla base, di istinto, una ribellione del sentire che premia i movimenti nazional-sovranisti-populistici (estrema destra e destra sociale) che si elevano sul piano di un pensiero critico o di una cultura identitaria.

Il pensiero identitario o sovranista  è la corrente di sinistra della Destra, coincidente con l’idea stessa di Civiltà e di Tradizione, che giunge attraverso mille rivoli di pensiero e chi si esprime oggi attraverso i pensatori della cultura tradizionalista.

Il pensiero identitario o sovranista intreccia cultura e natura, diritti e doveri, mito e storia, sacro e vitale, politica e comunità.

Il sovranismo avverte che la civiltà europea subisce un triplice attacco :

  1. La colonizzazione globale della tecnocrazia e dell’economia che nasce come americanizzazione del mondo e che punta alla desertificazione delle differenze, con l’annientamento delle origini e del passato.
  2. Subisce l’invasione dei flussi migratori che aliena luoghi, culture, linguaggi e costumi.
  3. Subisce l’attacco del modello commerciale asiatico, la competizione che fa saltare la produzione industriale, la qualità dei prodotti, le tutele sociali, le garanzie di lavoro.

Il pensiero identitario o sovranista rovescia la piramide imposta dal Potere che uniforma (la piramide con la punta rivolta verso il basso) ovvero rimette l’uomo al centro della realtà sociale (la piramide con la punta rivolta verso l’alto) : la cultura intesa come visione del mondo; la tradizione che orienta la politica; la politica che governa la società e guida l’economia senza gestirla; l’economia reale prevale sulla finanza, ossia le condizioni di vita reale dei popoli prevalgono sugli assetti contabili degli Stati e delle Imprese.

Il principio del pensiero identitario è la Tradizione dove la continuità implica il mutamento, il passaggio generazionale di padre in figlio, il valore dell’esperienza, dove il senso della trasmissione non riguarda solo il passato ma anche il futuro.

Diciamo che l’identità attiene all’essere, la tradizione è l’essere in divenire o in una visione metafisica, è il divenire dentro l’essere. Conoscere l’identità è riconoscere in ogni persona e comunità non solo il suo statuto di vivente o i suoi diritti individuali, ma un volto, un’anima, una storia ed una persistenza di fondo che lo identifica (Esdra Pound).

Nell’identità risiede la sua dignità.

E’ solo nell’identità che l’uomo ovvero l’umanità diviene da mezzo a scopo (Kant).

Un epoca labile e mutante come la nostra segnata dalla velocità e dalla rapida deperibilità di tutto ha bisogno per contrappeso di punti fermi di fedeltà che sfidano la precarietà, la labilità e il volgere delle mode.

Mai come oggi abbiamo bisogno di riscoprire la gioia delle cose durevoli.

La guerra alla identità è una guerra alla natura.

Oggi il diverso è bello, trasgredire è giusto.

E’ curioso notare che viviamo nell’epoca della disgregazione dei valori dove ciò che innaturale e contro natura viene considerato naturale.

Chi vive in maniera naturale oggi è criticato o condannato come omofobo. La natura viene degradata al rango maligno se si riferisce alla condizione umana. Oggi il naturale coincide col bestiale. Madre natura è benefica finchè si parla di valli verdeggianti diventa malefica se si parla di cambiare l’ordine delle nascite o il senso della famiglia padre-madre-figli e non padre e padre o madre e madre e figli. Il pensiero identitario è un pensiero del Sacro, mentre il potere che uniforma si connota per la negazione del sacro e per la liberazione per ogni ordine naturale. Il pensiero identitario si riassume : Dio, Patria e Famiglia. Il pensiero identitario passa da persone, popoli, comunità, luoghi e storie. Per questa duplice asimmetria che sta sorgendo un nuovo conflitto tra due mondi diversi. “Abitano la stessa terra ma vivono su mondi diversi” (Julus Evola).

30/08/2019

Il Segretario Provinciale U.G.L. – Sanità –  Dr. Ditta Vito