Tra i protagonisti della stagione interventista, Filippo Corridoni è stato uno degli esponenti più appassionati del movimento sindacale.

Per questo originale percorso personale e politico Filippo Corridoni riassume il passaggio dal sindacalismo socialista al sindacalismo nazionale, dalla conflittualità classista all’idea patriottica, sulla scia del revisionismo ideologico del sindacalismo dei primi anni del 900.

Scelta teorica ma anche pratica, seguita da un costante lavoro sociale e da una ferrea volontà di inculcare al popolo le idee patriottiche fino all’estremo sacrificio di Garibaldi e Mazzini.

Sulla scia della rottura con il sindacalismo socialista, Filippo Corridoni ha determinato il passaggio del sindacato da una visione classista dei rapporti sociali ad una partecipativa, corporativa e nazionale, fissata nella “Carta del Carnaro” elaborate da Gabriele D’Annunzio a Fiume e da Alceste De Ambris.

Filippo Corridoni nato a Pausula il 19/08/1887 e morto a S. Martino del Carso il 23/10/1915 fu un sindacalista che diede tutto se stesso alla causa dei lavoratori. Fin dalla giovane età si interessò alle opere di Carlo Pisacane e di Giuseppe Mazzini e fu entusiasta assertore dello spirito rivoluzionario di Giuseppe Garibaldi.

Questi autori contribuirono a maturare in lui le idee rivoluzionarie che unite al suo spirito ardito intensificarono il carattere patriottico e sovranista della sua persona.

La partecipazione attiva all’interno dei sindacati  e l’attività giornalistica ne fecero un personaggio noto alle Forze dell’Ordine.

Infatti verrà più volte arrestato e condannato per avere espresso le proprie idee socio-politiche ma soprattutto per le innumerevoli lotte a fianco dei lavoratori. Costretto all’esilio in Francia, riuscirà a ritornare in Italia dove diverrà il simbolo del sindacalismo patriottico e della lotta attiva sul territorio difendendo i diritti dei lavoratori, che lo costrinse a un nuovo esilio in Svizzera. Tornato di nuovo a Milano, deluso dall’atteggiamento dei socialisti e di nuovo arrestato per le sue idee nazionalistiche e rivoluzionarie, si dividerà nonostante tutto tra Milano e Bologna nella lotta per i disoccupati e per le vittime politiche.

Per Corridoni il sindacalismo è mantenere con costanza una vera etica di vita, la quale può essere trasmessa al lavoratore solo attraverso l’esempio morale di capi ed educatori incorruttibili e pronti al sacrificio per gli altri.

Sulla base di ciò prenderà le distanze dal sindacato socialista e fonderà a Modena L’Unione Sindacale Italiana.

A Milano diviene responsabile di questa neo-organizzazione-sindacale, innescando una netta ripresa del movimento dei lavoratori.

Infatti è grazie a lui che il sindacato in quel periodo storico otterrà migliaia di iscritti. La neo-organizzazione andava prendendo carattere rivoluzionario in senso patriottico, nazionalista e garibaldino.

I lavoratori di quei tempi tormentati non dimenticarono il loro leader sindacalista per i suoi grandi sforzi ed assumerà sempre più prestigio a livello nazionale per il suo grande senso di umanità verso la classe più povera del sistema produttivo.

Durante un comizio sindacale nella capitale Lombarda parlerà a cento cinquantamila lavoratori, tra i presenti vi era anche Benito Mussolini.

Al termine della manifestazione, la folla venne caricata dalla polizia, Benito Mussolini e Filippo Corridoni furono feriti ed arrestati. Nacque un amicizia indissolubile fra i due.

Nel frattempo scoppia la prima guerra mondiale insieme a Benito Mussolini diventerà il fautore dell’Interventismo, dottrina che raggruppa varie correnti politiche favorevoli ad un intervento militare dell’Italia.

Il Leader sindacale percepisce delle grandi opportunità per la costruzioni di nuove basi economiche, sociali e morali, ma soprattutto la realizzazione di una possibile Rivoluzione Sociale.

Il suo pensiero riassume il passaggio dal sindacalismo rivoluzionario al sindacalismo nazionale, ponendo i fondamenti per un Socialismo Nazionale.

Lo stesso Mussolini si dimetterà da Direttore dell’ “Avanti” per aderire alle posizioni interventiste, fondando un nuovo giornale : “Il Popolo d’Italia”.

Mentre i socialisti rimangono fedeli a un neutralismo inutile e sterile Filippo Corridoni e Mussolini fondano i “Fasci d’Azione Rivoluzionaria”, un movimento politico legato al mondo degli interventisti ispirato al manifesto politico di Gabriele D’Annunzio : “Fascio Rivoluzionario d’Azione”.

Allo scoppio della prima guerra Corridoni si offre volontario, coerente con le proprie idee e in sintonia con la propria azione politica.

Verrà ucciso durante la battaglia del Carso nell’adempimento del proprio dovere. Il suo sacrificio verrà commemorato dallo stesso Mussolini con la medaglia d’oro al valore militare.

La figura di Filippo Corridoni ha un’importanza fondamentale per la formazione dei sindacati nazionali, di cui fu in vero protagonista.

La sua vita è una lotta dietro l’altra non arretrò mai e restò fedele ai suoi ideali di Patria e Lavoro in difesa dei più deboli e dei lavoratori.

Il fascismo assume Corridoni come simbolo del corporativismo.

In un epoca di futuristi e arditi il suo sacrificio fu consegnato nell’immaginario collettivo della nazione diventando un eroe e un patriota che ha sacrificato la propria vita per il bene del popolo e per la Sovranità Nazionale.

Filippo Corridoni è il padre fondatore del nostro sindacato che nel corso degli anni ha assunto diverse denominazioni ma il suo pensiero rimane vivo e indelebile nella nostra organizzazione sindacale che si rifà all’ideale mazziniano di : “Pensiero ed Azione”.

Trapani 05/09/2019

Il Segretario Provinciale U.G.L. – Sanità – Dr. Ditta Vito